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Gagliardi: “Ringrazio i miei predecessori per lo stato in cui hanno lasciato la squadra”

Inserito da on 31 gennaio 2014 – 14:32No Comment |
Franco Gagliardi

Franco Gagliardi

Definire un fiume in piena il Franco Gagliardi che incontra la stampa quest’oggi, non renderebbe l’idea del fiume di parole, pesanti e mirate che lo stesso ha rilasciato alla stampa. Nel mirino del tecnico amaranto, velatamente, ma neanche poi tanto la precedente gestione, che non è stata in grado di valorizzare il gruppo che lo stesso Gagliardi gli aveva messo a disposizione.

“Per la partita di Bari, devo ringraziare i miei predecessori. E li ringraziamo per le condizioni in cui hanno lasciato la squadra. Soprattutto Atzori, che per due volte si è proposto come allenatore dopo l’esonero, e poi ha lasciato a noi la patata bollente. Ribadisco che loro mi hanno dato la spinta di accettare l’incarico, dandomi la fiducia del gruppo. Lungi da me parlare male dei colleghi. Se loro hanno accettato l’incarico vuol dire che in questo gruppo c’era qualcosa di buono”.

Secondo il tecnico amaranto, che non ha quasi toccato l’argomento tecnico tattico, il gruppo era devastato psicologicamente, e che il lavoro svolto ha puntato in prima battuta al recupero sotto questo aspetto. Tutto lo staff tecnico, crede molto nelle potenzialità del gruppo e nelle risorse interne della società.

“Dal punto di vista fisico c’era da fare, ma non per quanto riguarda del lavoro mancante, ritengo che il lavoro del professore Saffioti sia stato buono, lui che è della vecchia guardia conosce la Reggina. Quello che posso contestare, e di cui mi faccio vanto, è che tornando qui, non pretendo di centrare tutti gli obbiettivi. Il mio lavoro non è quello di trasmettere solo contratti, ma il motivo principale che ha permesso alla Reggina di vincere campionati e poi di retrocedere e risalire, io c’ero. Una volta c’era si, il calciatore, ma c’era molta regginità che veniva trasmessa dall’interno, che pareggiava le lacune che ci potevano essere.

Perché non sono intervenuto prima? La Reggina insegna che ci sono dei ruoli. Io sono tesserato dal 1995, con una parentesi alla Lazio, il massimo a cui potevo aspirare. Ho lavorato con Di Canio, grande uomo oltre che grande calciatore e tecnico. Per poi essere andato con Martino a Catanzaro, per motivi di riconoscenza verso Sergio Buso. Lui era accanto a me a Bari, lo ricordo con commozione. Qualcuno si dimentica che Gagliardi è a Reggio da tempo, sempre con un profilo basso come chiesto dalla società. Ho girato il mondo per la Reggina. Ma Gagliardi non è chiamato a sindacare quello che succede all’interno. Leggo molto i giornali, e non seguo la tv. La Reggina la vedo troppo poco per poterla giudicare. Vedo tante partite e dico che ci saranno 7/8 elementi che saranno il futuro della Reggina di domani”.

Capitolo calciomercato: “Dal mercato non ci aspettiamo niente. Sono fiducioso di quello che farà la mia società. Lo sono stati i miei predecessori Atzori e Castori. Atzori addirittura lo è stato due volte, tornando dopo l’esonero. Io più che guardare a chi arriva guardo quello che ho all’interno. Oggi Pambou è tra i migliori centrocampisti della Serie B, quanti di voi lo conoscevano? Pambou è stato preso da un vecchietto sessantenne a nei sobborghi di Parigi. Se il presidente volesse fare cassetta già oggi potrebbe farlo con Maicon. Ne stiamo parlando con Zanin, con  Saffioti, e con Grilli. Senza di loro non potrei far nulla. Io sono un motivatore che interviene poco, ma al momento giusto. Prima che andare sul mercato, dobbiamo guardare all’interno. Adesso inseriremo un altro della primavera, credo entro un mese. Prima che fare gli interessi degli altri dobbiamo fare i nostri. Non sono d’accordo nel dire che a questo gruppo si debba aggiungere qualcuno. Poi se c’è qualcuno che sgomita e si comporta male dico che può andare via subito. Io ho l’obbligo di valorizzare al massimo chi mi viene messo a disposizione. Sbaffo (rientra dalla squalifica, ndr) è stato il motivo clou dell’allenamento di stamani. Ditemi voi, quante volte la Reggina è scesa in campo con la stessa formazione della domenica precedente. Non dico che scenderemo in campo con la stessa formazione, ma il lavoro non può prescindere da quello fatto la domenica prima. Sbaffo, o chi per lui, se non si fa un mazzo tanto, non metterà piede in campo. Foti e chi per lui, non metterà bocca nelle scelte, sono troppo intelligenti per non valutare i 14 punti di partenza e lo stato comatoso in cui si trovava la squadra. Noi abbiamo modificato con i cambi il modo di tare in campo“.

Il lavoro, a porte chiuse, svolto in settimana: “Gli allenamenti che facciamo sono diversi, abbiamo differenziato il lavoro. Ci siamo fatti alcune domande. Quante partite abbiamo perso nei secondi tempi? Troppe. Abbiamo lavorato sulla distanza. Quanti gol abbiamo preso? Abbiamo cercato di migliorare. Chi mi ha preceduto non ha fatto dichiarazioni diverse da questo. Il lavoro che stiamo facendo sta recuperando il gruppo che non c’era prima. Il vento non ci ha dato fastidio in settimana. La giornata più dura negli allenamenti della settimana, è stato il giorno successivo a quello di Bari. Domani andrà come andrà, ma sicuramente non si perde. Dal punto di vista tattico la squadra stava bene. Per certi versi andava rivisitata. Durante la partita siamo scesi a 4 in difesa e poi a partita in corso, a 5 per difendere il risultato. Non siamo scesi a cosce larghe perché altrimenti il bari ci avrebbe rimandato a casa con tre o quattro pappine. Su questo elemento andremo a posizionarci in campo già domenica”.

La polemica, il rapporto con la Reggina e un occhio al futuro: “I miei predecessori hanno fatto quello che potevano fare, il massimo che avevano nel loro bagaglio tecnico. Su questo non voglio tornare. Anche gestendo il gruppo più volte. Mi avete accantonato da tempo (si riferisce alla stampa, ndr). Nessuno ha riconosciuto i Ceravolo, i Carmona, i Missiroli, Cosenza, Castiglia, Perrotta, e nessuno ha mai accostato a questi giocatori Gagliardi. La società mi ha gratificato alla grande, mi ha pagato profumatamente, sono un professionista. Io avrei dovuto fare il magistrato, mi sono sposato una che mi ha lasciato per questa mia scelta. Io sono nato a Reggio calcisticamente. A me a Cosenza mi chiamano u riggitanu. E io a Cosenza ci vivo e la amo. Ho gestito due campioni del mondo: Perrotta e Fiore. Oggi io devo aiutare i miei collaboratori. Questo è l’ultimo anno che resto a Reggio, mi scade il contratto e voglio andare in pensione. E voglio fare di tutto per aiutare alla salvezza. Nella precedente esperienza Aglietti, con il ghiaccio alla caviglia, mi ha detto: solo tu mi hai fatto correre. Io ogni anno alla scadenza del mio contratto, ho un fuoco. Vorrei sempre andare al Milan o all’Inter… Il rapporto con il presidente, è tale che ogni volta che dovessi chiedere qualcosa, non ho il coraggio di farlo. Lui è capace di tenermi legato a se. Mi dice firma: dove devo andare? in Brasile. Si sta creando una situazione per la quale dobbiamo essere ottimisti. Siamo motivati. Per quanto mi riguarda, mi sento libero di scegliere senza condizionamenti. Chiunque arrivasse io sono libero di scegliere. Io non chiedo nessuno, alleno quelli che ho a disposizione. L’unica cosa è quella di guardare nei giovani, se devo portarli in prima squadra. Senza condizionamenti da nessuno, a costo di lasciare le chiavi e andarmene. Il gruppo si sta allenando bene. La mia polemica è solo con la stampa, che non ha mai scritto di Gagliardi”. 

Il modulo: “Cercheremo di schierarci in maniera meno prudente per cercare di fare la partita. Come ho già detto il modulo, potrebbe essere a 4 a inizio partenza, per cambiare nel corso della partita”.

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