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Quando gli ultras rappresentano la componente più lucida…

Inserito da on 21 marzo 2014 – 16:31No Comment |
Il presidente Foti

Il presidente Foti

Ognuno tiene alla Reggina a modo proprio. La situazione di classifica è quasi disperata, la sconfitta interna col Crotone ha lasciato strascichi, ma gli ultimi 10/15 giorni hanno detto tanto su quello che è e continua ad essere la nostra squadra, per chi gli sta accanto o semplicemente ci gravita attorno. Atteggiamenti spontanei da parte di tutti: società, calciatori, giornalisti (sui quali non ci soffermeremo) e, soprattutto, pubblico.

Gli appelli a gremire il Granillo hanno funzionato in parte, magari non solo per i prezzi non molto popolari. A volte ci si dimentica di valorizzare quella fetta di pubblico, costituita dai circa 3500 abbonati, che presenza e sostegno lo hanno sempre garantito. Ritrovarsi in circa 5000 per una gara che non è di fine campionato, con la squadra nei bassifondi della Serie B, non è un dato da buttare via. Specie considerando che la società non fa molto per avvicinare la gente, dando spesso l’impressione di voler applicare la “selezione all’ingresso”, manco fossimo allo Studio 54.

Poi c’è un pubblico nel pubblico, rappresentato dagli ultras. I ragazzi recatisi ieri pomeriggio al Sant’Agata per la seconda settimana consecutiva, allo scopo di incitare la squadra ed aiutarla a superare mentalmente la scoppola col Crotone, sono tra i pochi ad aver capito il momento attualmente attraversato dalla Reggina. L’importanza di mantenere la Serie B, in una città che ha ancora in bocca il sapore della Serie A a livello sportivo, e che presenta ben altro tipo di problematiche a livello sociale, non è stata colta da tutti. Un tempo, si viveva di pane e Reggina: forse adesso le sorti della squadra amaranto non riscuotono più l’interesse di 10 anni fa, ma anche a pane non stiamo messi bene.

Per quanto riguarda i calciatori, qualche indicazione disinteressata è giunta, nelle ultime settimane, da un paio di due giovani ex. Intervistati entrambi dal Dispaccio, prima Alessio Viola ha sottolineato la mancanza di fiducia nell’ormai ex zoccolo duro di calciatori autoctoni, allevati al Sant’Agata ma trattati con troppo bastone e poca carota; poi Matteo D’Alessandro ha colto nel segno, descrivendo alla perfezione quel che un calciatore vive, durante la settimana, asfissiato da polemiche interne a volte dannose. Non per voler mettere in bocca le stesse parole agli attuali componenti dell’organico, ma riteniamo che tali concetti siano ben noti anche agli attuali ragazzi in rosa, specie quelli sotto i 25 anni.

E chissà cosa ne pensano i calciatori più esperti…

La società, in tutto questo, che segnali coglie? Dichiarare pseudosibillinamente che i problemi non sono solo tecnici, all’indomani di una sconfitta pesante, che cosa sta a significare? Mettere eventualmente in discussione la bontà del lavoro portato avanti da gennaio ad oggi, solo per un paio di partite sbagliate, equivarrebbe ad avere l’Alzheimer? Ma soprattutto, esiste ancora una società?

La Reggina non è sola. Anche se a volte si comporta come se lo fosse. La Reggina rappresenta un concetto astratto, non tangibile, che solo i tifosi o un addetto ai lavori verace come Gagliardi possono far cogliere ai calciatori. La società non ce la fa. Forse se n’è pure dimenticata.

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