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Reggina-Barletta: le considerazioni di Franco Cleopadre

Inserito da on 26 settembre 2014 – 20:27No Comment |
Ciccio Cozza allenatore Reggina

Il tecnico amaranto Ciccio Cozza

Di Franco Cleopadre – A parte Lecce, la Reggina finora non si può dire che abbia affrontato grosse squadre. I 5 punti racimolati in 5 partite, non rappresentano il massimo delle attese, ma solo 1/3 dei 15 disponibili.

Se l’andazzo per l’intero torneo, dovesse essere questo, a fine campionato la squadra si collocherebbe tra il 13° e il 14° posto, poco fuori dai play out. Ora occupa il 13° posto, e pur con tutte le riserve e attenuanti possibili, sta ampiamente deludendo quella frangia del tifo, che dopo Pagani aveva dato ampio credito a Cozza & C. Che dire di quella partita o della successiva in casa con il Barletta? Unico dato certo è che la Reggina non vince in casa dal 1° Febbraio u.s., quando già affidata al duo Gagliardi-Zanin, al 69′ Barillà con uno stacco di testa, la porta in vantaggio, sul Lanciano. Di quella formazione con il Barletta c’era in campo il solo Dall’Oglio, che pur cercando di rendersi utile alla squadra, ha modestamente rifornito di palloni giocabili gli attaccanti.

L’anno scorso si giocava con due attaccanti, Fischnaller e Di Michele, Mercoledì gli attaccanti erano tre e poi quattro: Insigne, Masini e Louzada e ad inizio di ripresa Viola. Per buona parte del primo tempo e per circa un quarto d’ora della ripresa, si è puntato su Louzada per scardinare la difesa pugliese, ma il brasiliano, non ha ancora capito che per fare goal, bisogna tirare in porta e non entrare in porta con il pallone. Sarebbe bello che se si convincesse che se i goal li realizzano anche i compagni di squadra o di reparto, il merito, ove presente, è anche suo e nessuno glielo toglierà mai. Corre tanto, ha buone ripartenze, ma s’intestardisce nell’azione personale. Spesso i suoi piedi si bisticciano con la palla e a farne le spese è la coralità e rapidità dell’azione.

L’altro attaccante Masini, raramente entra nel vivo dell’azione e ha fatto bene Cozza, a sostituirlo all’inizio di ripresa. È vero che il pisano è stato uno dei maggiori artefici della promozione del Catanzaro dalla seconda alla prima divisione, con Cozza allenatore, e che in due stagioni ha realizzato 30 reti, dando anche un grande contributo ai giallorossi per la salvezza di qualche anno fa. Ma non si può vivere di soli ricordi, la squadra ha bisogno del suo contributo in termini di realizzazioni e di esperienza, visto che il 23 u.s., ha compiuto trent’anni. Il tifoso, non sa, pensando a lui, se vederlo come volpe addormentata, che prima o poi si sveglierà, o gatto in letargo. In un’intervista di qualche anno fa, così si espresso nei confronti di Cozza: “È un ottimo allenatore, pratica un gioco offensivo e spettacolare, ha la mentalità vincente e gli piace proporre il suo calcio”. Allora Simone, volpe o gatto? Scegli tu!

Dal ventenne Insigne non si può pretendere di più. Nel primo tempo è apparso un po’ nervoso e l’ammonizione subita ne è la conferma, mentre nella ripresa, al 66′ ha colpito la traversa che avrebbe potuto dare la vittoria alla Reggina. L’azione rimane l’unica degna di nota, per l’intera partita, per l’attacco amaranto, oltre a un paio di scambi veloci con Viola, che lasciano ben sperare per un futuro migliore.

Da Viola ci attendevamo qualcosa in più, forse si attendeva di essere impiegato dall’inizio… Certo non è piacevole registrare che da 270 minuti, la Reggina non segna, ma la colpa è degli attaccanti che non la mettono dentro o del centro campo che non li rifornisce di palloni? Del centrocampo amaranto è inutile riparlare. Copia e incolla dei commenti precedenti.

Nota lieta della partita di mercoledì, l’esordio di Karagounis come terzino di sinistra. Il greco ha ben figurato, anche se non si è spinto troppo sulla fascia. L’intera difesa, comunque, è riuscita a contenere i due migliori del Barletta, ovvero gli attaccanti Ameth Fall e Roberto Floriano,che si sono distinti per giocate e cross. Buona anche la prestazione del portiere amaranto Kovacsik. Sulla mancata vittoria degli amaranto è stata anche avanzata l’ipotesi che si sia trattato di scorie psicologiche frutto della sconfitta nel derby con il Messina. Per principio non la vogliamo escludere, però siamo sempre più convinti che bisogna intervenire sulla qualità degli uomini. Se lo studente non conosce la tavola pitagorica, non può imparare la moltiplicazione, tranne che non ricorra alla calcolatrice, che nel calcio non esiste. Troppi passaggi sbagliati, scarsa visione di gioco e personalità, specie nelle ripartenze. Mi sapete spiegare a che servono i passaggi indietro, quando si presenta l’attimo giusto per lanciare il compagno meglio piazzato? Per me attimo è quella frazione di tempo che quando arriva c’è poco da pensare e molto d’agire, ti fa vincere o perdere la partita, e se non viene sfruttato a dovere, è inutile piangervi sopra.

La capacità di cogliere l’attimo propizio, fa parte del bagaglio del calciatore e quando il bagagliaio ne è privo, non c’è allenatore che tenga…

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