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Senza vergogna

Inserito da on 3 dicembre 2014 – 19:16No Comment |

Entra in sala stampa con l’aria di chi è capitato lì per caso, sembra quasi che la contestazione, i cori, le ingiurie di pochi minuti prima fossero stati rivolti ad altri e non a lui. Durante il tragitto, nel largo corridoio che dagli spogliatoi conduce alla sala stampa, trova finanche il tempo di scherzare: assesta una poderosa manata sulla nuca di un collega, con tanto di ilarità per il gesto compiuto. Mah?

Il padrone della Reggina, non mostra segni di cedimento, avremmo giurato che la massa di ultras inferociti gli avesse provocato una tale strizza (che chiunque avrebbe provato) da indurlo ad un atto di umiltà qualsiasi. Taluno, durante le fasi dell’invasione della tribuna, ha dichiarato di provare dolore e, forse, anche pietà per l’uomo; mentre altri rievocavano ricordi assai più drammatici ed altri pensavano che l’episodio servisse a fargli lasciare la presa e ad abbandonare la Reggina. Niente di tutto questo!

Ci si sarebbe aspettato un moto d’orgoglio, un briciolo di umiltà, ed invece ci si ritrova davanti un uomo che non conosce la vergogna, che non sa arrossire davanti ad eventi che pure lui stesso ha provocato. Quel senso di onnipotenza è ancora insito nella persona, non era ancora il momento de “la caduta degli dei”, come chi scrive aveva affermato. Questo presidente sta ancora in sella e, a parole, vuole ancora lottare. Ci può stare essere ultimi in A o in B, ma non in quella che era sino a qualche anno fa la serie C. La pazienza, ma anche la bontà della gente adesso è venuta meno. Basta!

Attacca per difendersi, la solita storia, trita e ritrita, “…ho sbagliato…”, ma in cosa non è dato sapere, non lo dice preferendo mantenere il segreto e continuando a tenere prigioniera una società ed una squadra, ma anche quella parte di città che si identifica nei colori amaranto.

Lillo Foti (c InAmaranto.it/D'Atena)

Lillo Foti nela conferenza stampa dopo la contestazione

La colpa è di tutti: dei giornalisti, dei tifosi, di chi lo lascia solo; omettendo, ovviamente, di dire che la solitudine di cui soffre è stata da lui stesso voluta ed accuratamente cercata. Deliranti affermazioni sui guadagni che la Reggina (e, quindi, lui) abbia fatto fare alla classe giornalistica. Ed allora è bene precisare che ci siamo sì arricchiti, ma solo sul piano professionale ed umano, non certamente su quello economico. Altri hanno costruito le proprie fortune sul calcio, certamente non chi scrive.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare ed ai giornalisti quello che è loro. Certo, alcuni hanno preferito indulgere (e continuano a farlo) nei confronti di quest’uomo, abbagliati come le allodole dallo specchietto della massima serie, ma, per fortuna, non tutti hanno scelto la strada dell’ignavia, denunciando anche nei periodi di massimo splendore che non era possibile stare in quella categoria alla stregua degli straccioni. Non poteva bastare il “e per faavooreee”, chiesto nei corridoi e nelle stanze che contano, o l’amicizia di qualche potente per garantire un radioso futuro ad una società la cui programmazione ed obiettivi li conosciamo e li vediamo adesso. Ricordiamo tutti le dichiarazioni dell’ex ds Martino: “questa è una società sana, senza debiti” ed infatti lo Stato, e per esso l’Agenzia delle Entrate, vantava un credito di qualcosa come 15 milioni euro. Una società sana che in un decennio, circa, raccoglie penalizzazioni e squalifiche ad ogni stagione calcistica. “Non possiamo fare la fine del Catanzaro o del Messina”, sosteneva taluno, ed in effetti noi preferiamo l’accanimento terapeutico all’eutanasia, prendendo ceffoni anche dall’Aversa Normanna e dalla Vigor Lamezia, entità astratte del calcio professionistico.

Una società sana che nomina vicepresidente il medico sociale; una società esemplare che elegge un presidente del consiglio di amministrazione e non lo presenta alla stampa. Una società che fa e disfà a proprio piacimento rescindendo i vari contratti stipulati con i propri tesserati. Insomma, una società da additare come modello alle generazioni future.

Soltanto adesso comprendiamo il perché dei tanti silenzi alle nostre domande, fatte nel corso di tutti questi anni:” non esiste un’assemblea dei soci, un collegio dei revisori dei conti, un collegio dei sindaci?” trovandoci di fronte una persona che urla in faccia ai tanti giornalisti, più o meno bravi, più o meno coerenti, la propria rabbia, il proprio livore; che pretende di essere ricordato e, quindi, stimato più per i successi passati che per le retrocessioni e le ambasce in cui ha portato i gloriosi colori amaranto. Bisogna fare finta di nulla (proprio come il nostro) e tirare innanzi: abbiamo conosciuto la serie A, questo può bastare ed avanzare. Dignità, decoro, onorabilità, moralità, soltanto semplici sostantivi o piuttosto anche qualità che ogni uomo dovrebbe perseguire?

Nel corso degli anni più volte abbiamo sentito parlare di valori, senza mai capire quali siano questi valori di riferimento cui, anche nell’ultima conferenza, si fa accenno. Non andiamo lontano dal vero quando sosteniamo che si tratti soltanto di vuote ed inutili parole, a cui non hanno mai fatto seguito i fatti. Ne sono buoni testimoni la famiglia Rodrigo-Villar, Nicky Nielsen, Maita, ultimamente, ed altri ancora.

Avremmo voluto leggere negli occhi e nel viso del padrone della Reggina qualcosa che somigliasse, sia pure vagamente, a qualcosa tra il “mi dispiace” e il “chiedo scusa”. Non un gesto in tal senso, anzi! Il volto livido di rabbia e le parole hanno indicato soltanto asprezza ed acredine; non un atto di contrizione, ma soltanto aberranti accuse rivolte a destra e a manca. Salvo, poi, gettare il discorso sul pietismo quando nell’ accenno alle sue condizioni di salute, ma anche questo fa parte del gioco, tipico del personaggio. Della serie se non mi volete bene per quello che ho fatto, vogliatemene perché sto male.

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