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Reggina, sai giocare bene. Perché torni indietro?

Inserito da on 4 marzo 2015 – 15:20No Comment |

Di Franco Cleopadre – Che dire di questa Reggina? Che andare alla ricerca di qualche nota “di fiducia” tende a far parte del mondo dei sogni?

Abbiamo sperato che il 2015 fosse l’anno della ripresa, ma ai primi risultati positivi è seguita la tendenza a virare verso il segno meno.

Ma qualunque direzione o verso assume il segno, il nostro motto era e rimane: Non molliamo. La primavera è alle porte. Riprendiamo la marcia compatti per riconquistare, anche con i denti, la posizione che ci compete.

IL MOMENTO ATTUALE: Nell’ambiente, dopo le belle prestazioni con Lecce, Casertana e Juve Stabia, si avvertono segni di stanchezza e non si riesce a dare alla squadra quella spinta psicologica, di cui ha bisogno. Forza ragazzi, non molliamo, non ci diamo per sconfitti. Riprendiamo compatti il cammino verso la meta. Continuare, con lo sport preferito oggi da molti, ovvero la dietrologia, che effetti produce? La conta dei globuli, bianchi, rossi, verdi e arancioni è stata più volte fatta e non ci ha evitato di occupare l’ultimo posto, anche in Lega Pro. Dunque? Il muro non si può spingere oltre. Tutti vorremmo una Reggina diversa, ma queste sono oggi le sue potenzialità e solo su esse possiamo contare, … a parte quelle dell’ufficio legale. CHISTI SIMU, per dirla con i due simpatici amici Auspici e Polimeni o con l’amico Mimì Pavone da Mestre quando afferma: “Il problema attuale sta nella poca cattiveria che si esprime in campo, deve ritornare la fiducia, serve energia, dobbiamo arrivare alla gara con la testa e il morale giusto”.

Quali le possibili cause dell’attuale momento di inversione di marcia degli uomini di Alberti, rispetto alle recenti prestazioni? A parte qualche scelta del tecnico dimostratasi inefficace, (non dimentichiamo due proverbi: Solo chi non opera non sbaglia”, e “Del senno di poi son piene le fosse”) a nostro modo di vedere gli eventi accaduti dopo Ischia (con Di Michele) e Messina (Insigne) , hanno lasciato il segno. La squadra aveva acquistato equilibrio psicologico e gerarchico, specie in attacco, ed oggi sembra compromesso.

Considerando fatti episodici le sconfitte di Messina e Cosenza, oggi si potrebbe individuare nel goal iniziale dei Materani e da come e perché è venuto, il punto di partenza dell’ultima sconfitta amaranto. Ma che fine ha fatto la Reggina del 4-1-4-1 di Caserta che pur rimasta in 10 dal 19’ del primo tempo per l’espulsione di Mazzone, è riuscita a strappare lo 0-0 in presenza del secondo attacco del torneo o quella schierata contro la Paganese, che ha preso il goal di Calamai al 3’ e al 91’ è riuscita a pareggiare con Ungaro o quella scesa in campo contro il Lecce, quando ha subito il goal al 4’ ad opera di Moscardelli e nel secondo tempo è stata capace di ribaltare il risultato con Masini e Maimone, per passare poi per il bel pareggio di Barletta e finire con la bella prestazione contro la Juve Stabia, anche se conclusa a reti inviolate?

Quella Reggina, pur con i suoi limiti, in attacco era cinica con la buona intesa Masini-Viola, faceva gioco sulle fasce con Di Lorenzo, Armellino, Gallozzi a destra e Benedetti, Maimone, Masini, a sinistra, e anche la classifica faceva crescere le quotazioni amaranto. La Reggina delle ultime due partite è fragile in difesa (5 goal in due partite sono troppi), costruisce poco a centrocampo e arriva poco e male sotto porta avversaria. Possono imputarsi queste carenze alle assenze forzate di Aronica, Armellino, Zibert? Riteniamo parzialmente. Pensiamo, invece, che la modifica delle gerarchie, in attacco, possa e debba rappresentare l’elemento sul quale riflettere. Masini e Viola e quando in condizione Insigne, sono per noi le scelte inamovibili di un ipotetico 3-4-3 o di un 3-5-2 con Masini in posizione di trequartista e con gli altri attaccanti pronti a ruotare nel corso dell’incontro, compresi, se necessari, gli ultimi 20 minuti di Di Michele. Al leone di Guidonia, dovrebbe essere principalmente assegnata la cura dello spogliatoio, in appoggio ai senatori, e lo svezzamento dei vari Gjuci, Louzada e gli altri giovani.

CAPITOLO INSIGNE: Quello che ha fatto non è certamente bello, ma non è stato vano se gli è servito per crescere come uomo e calcisticamente. Se il Mister dovesse decidere di farlo scendere in campo contro la Lupa Roma, non dimentichi che ha un conto aperto con i capitolini, per aver calciato il rigore sul palo al 93’ dell’andata, con il portiere Rossi tuffatosi dalla parte opposta.

QUALCHE DOMANDA AD ALBERTI. Mister cosa le vieta di partire inizialmente con Viola, rapido nel controllo e nello scambio palla in spazi stretti, capace di saltare l’uomo e vedere la porta, oltre che abile nel dai e vai? Perché lo utilizza con il contagocce? Siamo in tanti a chiederglielo e in tanti attendiamo risposta.

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