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Reggina, oggi sappiamo dove sono finiti, (in parte), i soldi

Inserito da on 29 aprile 2015 – 16:26No Comment |

Nel corso della scorsa stagione, quella del centenario, e prima della retrocessione in Lega Pro, avevamo scritto delle difficoltà economiche della Reggina che si palesavano in tutta la loro gravità.

La Reggina aveva mancato i festeggiamenti per il centenario, caso unico nella storia delle società calcistiche, con un risibile appuntamento a quando “la situazione si sarebbe risolta”. La situazione non si risolse, la Reggina scese in Lega Pro senza che i tifosi potessero festeggiare degnamente il centenario dalla fondazione della propria squadra del cuore. Questo atteggiamento di distacco e scollamento dalla realtà della città e del sentire popolare, fu il culmine di una gestione della società a dir poco catastrofica e fallimentare.

Dopo quella mancanza seguirono nel tempo tanti proclami di solidità, di valori e futuro florido da far impallidire anche i più ottimisti. Le dichiarazioni ottimistiche si alternavano però a quelle che lamentavano le difficoltà economiche e, soprattutto, ai fatti che si sono susseguiti nel corso della stagione. Giocatori che abbandonano il ritiro per mancati pagamenti, altri messi fuori rosa nel tentativo di convincerli a ridursi l’ingaggio. Avevamo anche attaccato i calciatori per la scarsa professionalità dimostrata, pur non ricevendo tutto lo stipendio, ma onestamente riteniamo che nella vicenda i torti maggiori siano dalla parte della società e del suo maggiore azionista. I calciatori hanno sempre detto di ricevere tutti i pagamenti dovuti, ma a microfoni spenti e a qualche amico hanno rivelato che la realtà dei fatti era ben diversa.

All’epoca chiedemmo conto al presidente di come potesse pensare di concludere una stagione “vincendo”, ben sapendo delle difficoltà economiche a cui la società stessa sarebbe andata incontro. Chiedemmo anche se davvero pensasse, il presidente, che la città avrebbe potuto riempire lo stadio settimana dopo settimana, quando la realtà dei fatti ha dimostrato che la Reggina Calcio ha sempre fatto di tutto per restare da sola e nascondere ogni propria mossa. Sportiva o aziendale che fosse. “Dove sono i soldi?”, questa la domanda che rivolgemmo al Presidente, tra lo sconcerto di chi, da altri mezzi di stampa ci accusava di indebite interferenze nella gestione di una società privata: “l’azienda è la sua, sono fatti suoi come spende i soldi”. Certo, questo è vero, ma oggi, anche chi all’epoca ci dava contro, è sulle nostre stesse posizioni. Noi siamo coerenti. E adesso, anche noi sappiamo che parte dei soldi che la Reggina ha impiegato nella sua gestione sono stati usati per comprare un terreno di circa 20 ettari nella periferia nord della città. Per realizzare il nuovo stadio.

La Reggina concluse la stagione del centenario con una retrocessione in Lega Pro. Evitabile secondo noi in diversi modi, non ultimo quello di dare maggiore fiducia al tecnico Castori. La scelta tecnica fu invece quella di richiamare il dimissionario Atzori, allontanando chi in seno alla società lo aveva avversato (Giacchetta e Cacozza, ndr), e perdendo di nuovo quella compattezza che si era vista in campo. Oggi, con la promozione in Serie A del Carpi, possiamo vedere quanto sia stata nefasta quella scelta.

La retrocessione in Lega Pro, non ha fatto altro che aggravare la situazione economica del club. Mancando infatti gli introiti della Serie B, e quelli garantiti dalle TV, la società ha dovuto ancora di più ridurre il proprio raggio di azione. Il presidente Foti, ha chiesto nel corso della stagione aiuti ad enti e ad altri imprenditori, non ricevendo risposte positive se non dalla remota Australia. Segno evidente del vuoto che si è creato attorno e del fatto che, appare del tutto evidente, lo stesso Foti non vuole abbandonare il proprio ruolo all’interno della società. Non avrà forse ruoli operativi all’interno del board che viene al momento prospettato, ma con le sue quote azionarie, vorrà certamente dire la sua in seno alle assemblee dei soci.

Sulla possibile cessione del pacchetto di maggioranza della S.p.A, noi abbiamo rilevato subito una cosa. Intanto, fino a che la pratica non è definita, nulla si può considerare concluso. Oggi la Reggina Calcio come abbiamo già segnalato, ha una udienza in programma al Tribunale di Reggio Calabria per discutere del possibile fallimento della società. Chiunque volesse acquistare la società, potrebbe farlo aspettando un probabile fallimento della stessa. Forse, anzi certamente, non il 6 maggio, ma per stessa ammissione del Presidente le casse societarie versano in una situazione non più sostenibile. Rilevare la società dopo il suo fallimento vorrebbe dire risparmiare l’accollo di tutti i debiti che la stessa società ha con i vari creditori. Si parla di oltre 7 milioni e mezzo, solo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Non parliamo quindi di noccioline.

Se un imprenditore non tenesse in considerazione tutto questo, e procedesse ugualmente all’acquisto della società, lo farebbe quindi solo per amore della stessa e per la voglia di dimostrare alla propria terra, di poter, e voler dare una mano a risollevarsi. E di questo, eventualmente, gliene si dovrebbe dare atto, e merito!

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