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Sentenza Calciopoli: le motivazioni delle condanne in appello. Per Foti 1 anno e 6 mesi prima della prescrizione.

Inserito da on 21 marzo 2014 – 12:28No Comment |

Logo-FIGCSono state depositate le motivazioni della sentenza di appello relativa al processo a Luciano Moggi e alla Cupola che, secondo i giudici della Corte di Appello di Napoli, governava il calcio nel periodo antecedente al 2006.

Nelle motivazioni di condanna, si legge anche il nome del patron della Reggina Lillo Foti, condannato dai magistrati ad una pena di 1 anno e 6 mesi oltre che ad una multa di 30.000 euro, prima che la prescrizione dichiarasse il non luogo a procedere.

Foti in particolare avrebbe dovuto anche risarcire dei danni patiti l’Atalanta, come stabilito dalla sentenza di primo grado.

Secondo i magistrati della Corte d’Appello, Moggi aveva una “personalità decisa, ma al contempo concreta e priva di filtri nell’esporre le sue decisioni […] anche per la sua capacità di porre in contatto una molteplicità di ambienti calcistici fra loro diversi e gestirne le sorti con una spregiudicatezza non comune”. Per i giudici di appello “la figura assolutamente apicale nel sodalizio di Luciano Moggi appare certa e inequivocabile”. Dalle motivazioni della condanna si evince anche che Moggi “non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un’influenza davvero abnorme in ambito federale”. L’ex DS della Juventus aveva anche una “peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni, proprie valutazioni su persone e situazioni (come nel caso delle trasmissioni televisive soprattutto valutative sulla condotta dei singoli arbitri) coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità”.

Infine un passaggio della sentenza che riguarda la partita Reggina-Juventus vinta dalla Reggina  allo stadio Granillo il 7 novembre 2004: “Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti”. I giudici ricordano il caso Paparesta, quando Moggi molto arrabbiato nei suoi confronti dopo la sconfitta “chiuse” l’arbitro nello spogliatoio e segnalano che l’arbitro era talmente intimorito da Moggi che omise di fare menzione dell’aggressione subita nel referto.

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