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Vi racconto il mio Mozart, lo straniero dal cuore amaranto

Inserito da on 16 novembre 2014 – 15:47No Comment |

Novembre del 2000. Ho 19 anni, e mi trovo nella vecchia sede della Reggina, in via Tommaso Gulli, per conto di Radio GS. Giorno di presentazione alla stampa degli ultimi due acquisti: il brasiliano Santos Batista Mozart Junior, preso dal Flamengo e l’argentino Ricardo Matias Veron, prelevato dal San Lorenzo, entrambi centrocampisti. Samba e tango. Ma di spazio per ballare, nella solita stanzetta adibita per le conferenze, in ogni caso non ce ne starebbe tantissimo.

Non è lo sguardo di quel ragazzo biondo, di due anni più grande di me, a trasmettermi timidezza, emozione, tensione ed imbarazzo, dettato dalla sua presenza in un Paese nuovo, in mezzo a tanti sconosciuti. No. È la postura. Sta abbastanza rannicchiato, e non guarda nessuno che non sia l’amata moglie seduta al suo fianco. Si tengono per mano, fanno quasi tenerezza.

La prima intervista “a tu per tu” gliela chiedo qualche giorno dopo al centro sportivo Sant’Agata, non ricordo se avesse già esordito contro la Juventus (messo a mezzala sinistra nel centrocampo a tre), ma credo di sì. Lui all’inizio si schernisce, non parla italiano ma se la cava benissimo col francese, idioma della sua signora. Ketty D’Atena, fotografa professionista molto nota in città, mi aiuta tantissimo fungendo da interprete solo per l’occasione. Dovrei ancora avere una cassetta con la registrazione, da qualche parte.

Mai mi sarei aspettato che quel ragazzo apparentemente timido, quasi un pesce fuor d’acqua nelle sue prime settimane a Reggio Calabria, potesse sciogliersi al punto da imparare prima il dialetto nostrano che l’italiano vero e proprio. Merito del “maestro” Mimmo Tavella, storico ex magazziniere della Reggina, che al posto dei tradizionali “buongiorno” e buonasera” insegna al brasiliano un saluto particolare: spesso li si sente esclamare complimenti reciproci verso le congiunte più strette, in dialoghi che di serio hanno ben poco ma sono connotati, appunto, dalle espressioni dialettali.

Non intendo ripercorrere il percorso calcistico di Mozart con la maglia amaranto, è già noto ai più. Quel colore se l’è messo nel cuore, questo brasiliano atipico nei tratti somatici, credo dal giorno in cui è nata la sua primogenita Manuela. “Adesso sono terrone anch’io”, esclamò ai microfoni del Chisti Simu di Auspici e Polimeni, dopo essere diventato padre sul suolo calabrese.

L’unico momento in cui l’ho visto veramente preoccupato ed in difficoltà, corrisponde allo smarrimento dei suoi cd di introvabile musica brasiliana. Chissà se li ha recuperati, poi. Conosco però un brasiliano ancora più simpatico di lui: è suo padre, Mozart Santos Batista Senior. Capelli scuri, ma volto identico a quello del figlio. Dovevamo ripetere tre volte le rispettive frasi, per arrivare a comprenderci in italiano misto a portoghese. Ma attorniati com’eravamo da giornalisti giapponesi, forse ero l’unico in grado di dialogare con lui.

L’indizio sulla presenza dei colleghi nipponici, mi aiuta a ricordare l’anno in cui il padre ha visitato Reggio Calabria per stare insieme al celebre figlio, nonché alla nipotina. Corrisponde con l’ultima stagione trascorsa da Mozart con la maglia della Reggina, il 2004/05, con Walter Mazzarri all’inizio del proprio percorso da allenatore in riva allo Stretto. Assieme a lui c’è Everton, amico del nostro biondo ricciolino, anch’egli gioca a calcio ma forse con minori fortune. Con entrambi, cioè Mozart Senior ed Everton, mi metto a parlare di calciatori brasiliani e dell’atteggiamento che Mazzarri chiede di tenere alla squadra.

Rivedo Mozart Junior a distanza di qualche anno, sempre al Sant’Agata. Gioca nello Spartak Mosca, squadra russa a cui la Reggina lo ha ceduto. È con le stampelle, per via di un brutto infortunio. Torna a Reggio anche per farsi visitare dal dottore Pasquale Favasuli, di cui ormai si fida ciecamente. Le ultime capatine sono più recenti. È chiaro che qui, ormai, è la sua seconda casa. Mentre la Reggina, dal punto di vista calcistico, rappresenta una famiglia sempre pronta ad accoglierlo. E così avviene, nello scorso luglio.

Del Mozart uomo, conservo nella mia mente soprattutto le immagini dell’attaccamento alla sua famiglia. I soldi ed il successo non lo hanno mai trasformato: è ancora quel ragazzo che, denudatosi, venne sotto la tribuna per dedicare alla moglie il gol segnato al Crotone, in Serie B. Ho apprezzato anche il Mozart calciatore, da domani credo farò altrettanto col Mozart allenatore. In bocca al lupo, terrone.

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