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Reggina: un centenario da dimenticare

Inserito da on 23 dicembre 2014 – 20:48No Comment |

Di Franco Cleopadre – L’anno scorso di questi tempi, anche se penultimi in classifica con 13 punti, speravamo che l’anno successivo o del centenario, sarebbe stato quello della riscossa.

Il 2014, era ben augurante e neanche il mago Silvan, l’avrebbe ipotizzato come il peggiore dell’intero secolo di vita della Reggina. Le vittorie iniziali esterne di Bari e Carpi ci avevano fatta intravedere la primavera… sin da gennaio, ma… ad essa invece dell’estate è seguito un inverno rigido, con un continuum di insuccessi, fino ad arrivare alla contestazione a Foti, post Benevento e alla chiusura del 2014 con la sconfitta di Catanzaro.

CHI VUOLE SALVARE OGGI IL CALCIO A REGGIO, deve guardare avanti, riporre l’ascia di guerra, ricaricare l’ambiente, far rinascere l’entusiasmo, sperare in contributi esterni, sia economici che sportivi, idonei a rianimare questa squadra caduta in depressione.

PROBABILMENTE gli stessi calciatori, in altro contesto, liberati dalla paura di sbagliare e finire nel tritacarne della critica, potrebbero dare di più. Oggi scendono in campo con il terrore dei fischi e dei titoli a più colonne sui giornali o sui siti, PAURA CHE PROBABILMENTE LI CONDIZIONA in fase di possesso palla, per cui preferiscono appoggiarla al compagno più vicino, per scrollarsi di dosso la responsabilità dell’azione. Qualcuno ha detto “La paura può tener l’uomo fuori dal pericolo, ma il coraggio solo può aiutarlo in esso”. Per questa squadra coraggio significa interrompere la serie negativa, ricevere qualche applauso e ripartire.

CIÒ CHE MANCA OGGI È QUANTO I LATINI CHIAMAVANO “VIS PUGNANDI”, cioè la forza di combattere, oltre che sul piano fisico, sul piano psicologico o della tensione. Preso il goal, la partita è finita. Si dileguano aggressività, voglia, intensità, forza per recuperare o ribaltare il risultato. Manca, in sintesi, il sostantivo ” esperienza”. Sono ragazzi fragili mentalmente, che come il fuscello, cadono al primo colpo di vento. Quando i fuscelli, però, rischiano la caduta, vengono sostenuti dal tutor che nel caso della Reggina si chiama calciatore che abbia maturato esperienza in categoria. Non servono nomi altisonanti, occorre gente che conosce la categoria, è pronta a combattere con il coltello tra i denti, sudare per la maglia e di fare da chioccia per chi vuol rimanere a Reggio. Domenica a Catanzaro, sul finire del recupero, la Reggina aveva guadagnato un calcio d’angolo e l’arbitro l’aveva accordato. Solo i ciechi non hanno visto che il direttore di gara è stato influenzato dalle proteste dei calciatori giallorossi che invocavano la fine dell’incontro, per chiudere le ostilità.E così è stato. Dove erano i giovani amaranto?

IL CATANZARO, non ha di certo rubato la partita. La differenza l’ha fatta la catena avanzata di sinistra, dove Russotto (classe 1988) e il soveratese Squillace (1989) hanno portato spesso a spasso i rispettivi avversari. Salandria, fuori ruolo, opposto al più esperto e veloce Russotto, ha dato il possibile,ma l’intera difesa, portiere compreso, è stata inguardabile in occasione del goal di Fofana. La mediana amaranto esiste solo sulla carta e lo stesso dicasi per la linea d’attacco, incapace di saltare l’uomo o tessere elementari geometrie di gioco. Molti degli attuali titolari amaranto, se vogliono continuare a giocare, devono prima ritornare alla scuola calcio, apprendere l’alfabeto della gestione della palla e poi ripartire dalla terza categoria. Signori,… state giocando con il vostro futuro e il vostro curriculo sarà sporcato da queste prestazioni, a dir poco, sconfortanti.

Foti nella CONFERENZA STAMPA di ieri ha chiesto ai tifosi di fare un passo indietro, e certamente il tifoso per il bene della Reggina sarebbe disposto a farlo. Il dubbio è, però, se deve compierlo rispetto alla protesta nei suoi confronti post Benevento, o alla posizione in classifica della squadra?

Vogliamo aderire all’idea del Presidente che la squadra si salverà. Un teorema, TUTTO DA DIMOSTRARE, potrebbe essere: partiamo dall’obiettivo minimo di rientrare nella griglia dei play out e poi ce la giochiamo. Ma a quali condizioni? Bari l’anno scorso a una giornata della chiusura del girone d’andata, occupava i bassifondi della classifica, ma a Maggio disputò i play off. Ma a Reggio c’è il Paparesta di turno? Ci sono i 30 mila pronti a ritornare allo stadio? Lunedì sera nella trasmissione FUORI GIOCO di RTV, il giornalista Nuccio Zuccalà, in tema di rumors, ha IPOTIZZATO una cordata formata da due reggini, due trevigiani ed un napoletano, accreditata da Foti, ma tutto ciò era rimasto top secret, nella precedente conferenza del Granillo delle 13,30 i cui contenuti NON sono stati graditi dalla tifoseria che si attendeva meno progetto stadio e più progetto salvezza. Ad anticipare la probabile domanda sul futuro della squadra Foti ha detto che ” La Reggina deve essere rifondata con nuove idee, nuovi progetti e l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni per cui questo è il motivo di questo confronto “.È noto che sia il Comune,che la Provincia, presenti alla conferenza, non possono aprire i cordoni della borsa alle SpA ma il Sindaco Falcomatà ha detto che ” farà da stimolo e da collante con le altre realtà”, mentre il Presidente della Provincia Raffa ha affermato che la squadra è patrimonio di tutti e di essere a fianco del club nel percorso dell’azionariato popolare. Il solo Mimmo Praticò, quale Presidente Regionale del CONI, ma anche nella veste di vecchio dirigente e “innamorato della sua Reggina” ha affermato che acquisterà azioni per se e il nipote, “Per proiettare la Reggina nel futuro ” e siamo certi conoscendo la linea di Mimmo, che ciò è stato fatto come atto di fede verso la Reggina e non segnale di adesione ad un progetto.

Vogliamo anche auspicare, come giustamente ipotizzato dal giornalista Antonio Latella, “che la stampa dia una mano alla Reggina, in termini di azionariato popolare, perché se scompare la Reggina, scompare un pezzo di questa città “? L’altro giornalista Gianni Citra, si è chiesto cosa può fare la stampa per risvegliare l’entusiasmo ed ha considerato di segno positivo l’affermazione del Presidente che “La società farà qualcosa, anzi più di qualcosa”. Molti tifosi speravano che dalla Conferenza stampa di ieri arrivasse qualche squillo di tromba in termini di rafforzamento della squadra, ma questo non c’è stato. Da parte di Provincia e Comune ci attendiamo che con i loro massimi esponenti in testa, si facciano carico di ricercare, all’interno delle loro aggregazioni socio/politiche, realtà capaci di offrire validi contributi per la realizzazione del progetto salvezza. Ci ha sorpreso il mancato intervento dell’Associazione degli Industriali, rappresentata dal Presidente Cuzzocrea,almeno in termini di solidarietà nei confronti della Reggina Calcio, anche se alcuni associati erano presenti in sala.

Nostro gradito ospite il GIORNALISTA PAOLO CITRA, noto opinionista televisivo e intervistatore in casa amaranto.

“Neanche il ritorno del derby Catanzaro-Reggina a distanza di 24 anni e’ servito a dare una scossa alla formazione amaranto. Al “Ceravolo” una rete nella ripresa di Fofana regala un importante successo ai padroni di casa imponendo la settima sconfitta consecutiva alla squadra di Alberti sempre più ultima e disastrata.

Una gara nella quale tutto sommato la Reggina aveva creato qualche difficoltà ai padroni di casa frutto di un atteggiamento molto accorto nonostante le immancabili amnesie difensive. Il duo Barraco-Russotto è quello in grado di dare maggior qualità alla fase offensiva dei padroni di casa,sopratutto Russotto nel primo tempo e’ a tratti incontenibile e si divora il gol del vantaggio graziando Kovacsik.La squadra di Alberti crea poco o nulla in avanti preferendo un trio offensivo mobile e rapido formato da Louzada,Insigne e Viola.Lo 0-0 perdurante anche nella ripresa inizia a far spazientire il pubblico del “Ceravolo”:i padroni di casa sembrano sempre meno fluidi nel gioco ma una pregevole azione rifinita da Ilari e chiusa acrobaticamente da Fofana sblocca il derby. Un lampo che abbaglia gli amaranto incapaci di imbastire un’azione offensiva degna di nota. Atteggiamento inaccettabile per chi naviga in solitaria all’ultimo posto in classifica, oltretutto nel derby. Fotografia perfetta per immortalare l’atteggiamento passivo e assuefatto alla sconfitta e’ il modo in cui la squadra non riesca neanche a battere l’ultimo angolo della partita.

Il modo peggiore, ma coerente, per concludere un 2014 sportivamente disastroso:squadra ultima nel suo girone con le dirette concorrenti quasi tutte a fare risultato ma cio’ che preoccupa maggiormente è l’atteggiamento svuotato e passivo che porta la settima sconfitta consecutiva condita dalla perdurante sterilità offensiva.

Adesso la sosta utile per far chiarezza innanzitutto a livello societario, poi se ci sarà la possibilità intervenire anche a livello sportivo provando quantomeno a rivedere una squadra in grado non di vincere,non chiediamo tanto, ma almeno onorare la maglia”.

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