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Dopo lo schiaffo di Messina…

Inserito da on 28 gennaio 2015 – 21:32No Comment |

Di Franco Cleopadre – Gli ultimi 3 giorni di gennaio, sono considerati i più freddi dell’anno, tanto che attorno ad essi è nata la leggenda della merla.

Si racconta, infatti, che negli ultimi tre giorni del mese, una famiglia di merli bianchi, composta da padre, madre e tre figlioletti, per sfuggire ai rigori dell’inverno, abbia formato il nido sotto una gronda, al riparo della neve. Il freddo, però, rendeva difficoltoso trovare il cibo per il nutrimento, anche perché la neve aveva coperto parchi pubblici e davanzali delle finestre. Il merlo decise di volare ai bordi della nevicata per cercare qualche briciola e la merla trasferì il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo che emanava un po’ di tepore. Il freddo duro tre giorni, quanti restò la merla e i figlioletti, dentro il comignolo, diventati neri per la fuliggine. Quando tornò dopo tre giorni il merlo, inizialmente, non li riconobbe per il nuovo colore assunto. Ai primi di febbraio apparve un pallido sole e l’intera famiglia uscì all’aria aperta, ma erano diventati tutti neri. Da allora, prosegue la leggenda, i merli nacquero tutti neri e quelli bianchi rimasero solo… per le favole.

Che attinenza ha la leggenda della merla con la Reggina? Dopo lo schiaffo di Messina, accostiamo i tre giorni di freddo all’attuale freddo interiore del tifoso amaranto, la merla è Lillo Foti, che si adopera per tenere in vita la Reggina, merlo è il tifoso scontento che preferisce volare ai bordi della neve, attraverso la critica, a volte ingenerosa e infine i primi giorni di febbraio, il tepore per “riscaldare “il cuore freddo dei dottori in calcio”, alcuni dei quali conoscono la Reggina, solo attraverso…il computer, gli pseudonimi o con riferimento alla favola di Esopo, la volpe e l’uva.

Certo le difficoltà ci sono. Non assolviamo con formula piena il Presidente Foti. Alcune colpe, come abbiamo scritto la settimana scorsa, sono anche sue, ma da qua a non tendere la mano nel momento di massima difficoltà, la distanza è misurabile in unità astronomiche… Foti è debitore anche per errori recenti, ma non tutti suoi. L’ultima campagna di rafforzamento estiva è stata condotta anche con le indicazioni di Cozza, persona di certa fede amaranto, con più di una scelta che ha ampiamente deluso… Se la Reggina in estate avesse venduto Rizzo e Dall’Oglio, si sarebbe gridato allo scandalo, affermando che pur di fare cassa si smantellava la squadra.

È facile in questo momento cavalcare la tigre dello scontento o rifugiarsi dietro la critica a Foti. Ma la domanda che ci poniamo è poniamo ai nostri lettori è: “Quanti “dottori” in calcio che sputano “sentenze”, hanno acquistato azioni della Reggina”? Lo sapete amici cari che oggi vi riempite la bocca di critica, che in quanto soci della Reggina acquisite il diritto di informazione, di voto, di ispezione dei libri sociali, di prendere visione del progetto di bilancio, ecc. Non vi lamentate poi se la Società non rende pubbliche le operazioni di mercato. Chi vuole il fuoco va e se lo cerca. Ma… se la casa brucia, non vado subito alla ricerca della causa dell’incendio, con dell’acqua cerco di spegnerlo…se verso benzina so di ottenere l’effetto contrario.

Il Bari l’anno scorso si salvò quando il pubblico si strinse attorno alla squadra. A nessuno viene precluso il diritto di critica ma in questa fase, chi si sente di affermare che la Reggina c’è l’ha nel cuore, deve usare il cuore e non la frusta per raddrizzare la barca.

Sabato era ospiteremo il Lecce. In quanti saremo allo stadio ? Quanti “dottori” in calcio saranno sugli spalti? Probabilmente molto meno di quelli che domenica su FB faranno diagnosi, indicheranno errori e il giorno dopo, attraverso le onde radio emetteranno sentenze di mascherata, ipocrita presunta fedeltà.

Sperando di fare cosa gradita allo “zoccolo duro” amaranto, concludo con le parole di Steve Jobs, fondatore della Apple inc. “Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario”. Per il calciatore argentino Lisandro “Quando la pelle del leone non basta, è il momento di cucirsi addosso quella della volpe”.

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