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Reggina, Praticò: “Tornare tutti allo stadio, anche chi è stato ‘trattato male’. Poi si tirano le somme”

Inserito da on 24 marzo 2015 – 16:49No Comment |

Di Franco Cleopadre – Ci ha fatto piacere, ascoltare da Aversa, la voce del vecchio amico, tifoso e dirigente amaranto, Mimmo Praticò, già Presidente Regionale del CONI.

La sua presenza in terra campana, l’abbiamo colta come un segnale positivo e conoscendo il suo attaccamento verso l’amaranto, abbiamo pensato di scambiare quattro chiacchiere. Ci accoglie con la valigia in mano, pronto per la partenza che lo terrà lontano da Reggio l’intera settimana e non gli consentirà di seguire da vicino la squadra, nella prossima, proibitiva, solo sulla carta, trasferta di Salerno.

Cosa prova un vecchio dirigente amaranto, nel vedere la Reggina ultima in classifica in Lega Pro?

“Amarezza e preoccupazione. Non eravamo abituati a vedere la squadra lottare per la salvezza, a questi livelli. Non possiamo pensare di tornare agli anni 50, ai tempi di Morselli, Oblak e Bumbaca, per cui mi auguro che al più presto si riesca a superare questa fase di difficoltà, sia per la società e, soprattutto, per la squadra. Dobbiamo pensare al domani, ed eventualmente, a fine campionato, vedere quale debba essere l’investimento per il futuro, parlando chiaramente, ed evitando di mettere tutto sotto il tappeto “.

Quali ruoli hai ricoperto in seno alla Reggina Calcio?

“Sono stato dal 1986, per 10 anni Vice Presidente”.

Un pezzo di storia della Reggina torna in campo. Cosa ti ha stuzzicato maggiormente?

“Parte della risposta è nella prima domanda. Mi stuzzica il vedere la nostra città all’ultimo posto in Lega Pro. Reggina e Viola rappresentano due realtà sportive che ci appartengono, perché attraverso esse Reggio è stata conosciuta e stimata in Italia e all’estero. La Reggina, ha dato alla città soddisfazioni non solo calcistiche, rappresentando anche la punta dell’iceberg per una robusta spinta in termini economici e turistici”.

Cosa proponi per superare le difficoltà?

“Mettere da parte rancori, animosità, polemiche, difficoltà, serrare le fila e remare tutti nella stessa direzione, squadra, tifo e comunicazione. Il Reggino può e dovrebbe contribuire anche con la presenza al campo, compresi coloro che sono stati trattati, tra virgolette, male da questa squadra. In questo finale di torneo mi auguro che si possa sviluppare attorno alla squadra il massimo di calore, dopo di che, come dicevo all’inizio, si tireranno le somme”. 

Si parla di cordata/e che potrebbe dare una mano alla Reggina. Credi che a Reggio si possano formare cordate?

“Credo che ci potrebbe essere l’opportunità, come nell’ “86, quando quattro cinque imprenditori, si sono messi assieme perché credevano nel progetto. Ritengo che se non ci sono numeri proibitivi, non soltanto in città, ma anche in provincia, si possano trovare 4-5 imprenditori che abbiano a cuore, non dico per investire, ma per intervenire, perché investire è una parola grossa, affinché la Reggina possa trovare un equilibrio sociale e di squadra”.

Cosa possiamo dire al tifoso “pantofolaio ” per spingerlo verso il Granillo?

“Che deve lasciare la poltrona e venire allo stadio, anche perché questo è il modo per ricredere nella sua Reggina”.

Quanto ritieni che la presenza dell’ ABC ( Aronica, Belardi, Cirillo ) e sabato D ( Di Michele ), sia da sprone per i giovani?

“Questi 4 giovanotti, non credo che possano rappresentare uno standard qualitativo eccezionale, però è certo che hanno riacceso la speranza, hanno portato tanta passione, tanta voglia di fare. Cirillo, contro il Melfi, per me è stato il migliore in campo: convinzione, coraggio, forza, ardore, sono state le sue armi migliori. Bravissimo anche Di Michele, anche se Cirillo l’ho visto come un forte gladiatore romano. Bravo anche Armellino nella zuccata che ci ha consentito di raggiungere il pareggio, assieme a tutta la squadra. Certo che la presenza di qualche altro acquisto per dare maggiore peso alla formazione, non sarebbe dispiaciuta”.

Hai visto tantissimi allenatori, a parte l’attuale, quale ha lasciato maggiormente in te un’impronta?

“Nevio Scala”.

La Reggina di quest’anno ha dimostrato alternanza di prestazioni. A cosa attribuirla?

“Purtroppo la prima parte del torneo l’ha affrontata per buona parte con i giovani della Beretti. L’ardore giovanile non può essere sinonimo di esperienza che invece si acquista sul campo”.

L’azionariato popolare ha dato frutti inferiori alle attese per motivi principalmente legati alla crisi economica o carenza di stimoli da parte del tifoso amaranto?

“Il momento è quello che è: la crisi economica e l’andamento della Reggina hanno inciso notevolmente per cui la gente non ha ricevuto molti stimoli. Secondo me è difficile che attecchisca come avevo anticipato al Presidente. Il momento non è dei migliori. Se la squadra avesse risposto meglio, certamente l’azionariato popolare avrebbe riscosso maggiore successo”.

Se dipendesse da te proseguiresti con le OFFERTE SPECIALI al Granillo?

“Certamente si. Questo è il momento che non solo la Società, ma principalmente la squadra ha bisogno di gente che la incoraggi e faccia sentire tutto il suo calore da dodicesimo uomo in campo. Offrirei agli abbonati, ai quali bisogna portare rispetto, il biglietto a un euro. La squadra ha bisogno di non vedere gli spalti vuoti. A volte anche un applauso o un grido di incoraggiamento possono fare la differenza. L’abbonato ha una marcia in più rispetto allo spettatore occasionale ed è dotato di un forte senso di appartenenza”.

Che valutazione fai sulla partita con il Melfi?

“Certamente positivo. Ho visto un buon primo tempo e un ottimo secondo tempo come ad Aversa. Questo per la squadra deve essere un punto di partenza e non di arrivo. Guai se ci adagiamo su due successi, anche se consecutivi. Bisogna scendere in campo con il coltello fra i denti, come se ogni partita fosse la battaglia della vita”.

Come vedi il futuro della Reggina?

“In questo momento siamo nelle mani dei calciatori e per quello che hanno dimostrato in queste ultime due partite le possibilità di play out, o meglio ancora di salvezza diretta, ci sono. Per la prossima trasferta di Salerno non bisogna considerarsi sconfitti, prima di scendere in campo. Il calcio, a volte, riserva sorprese”.

Lo Staff dirigenziale di ieri prevedeva oltre te, Benedetto, Iacopino, Martino, Dattola, ed altri. Oggi alcuni di ieri, sono altrove o spettatori. Pensi che allargare l’attuale quadro potrebbe tornare utile per una migliore organizzazione societaria?

“Si! Purché si tratti di persone che hanno la passione per il calcio e quindi la determinazione per entrare e dare una mano. Se si entra per mettersi il cappello o il fiore all’occhiello, pensando al solo guadagno, è bene che la Reggina ne faccia a meno di questi personaggi”.

Recenti scelte nazionali hanno privato il CONI CALABRESE di un validissimo Presidente. Che messaggio mandiamo ai giovani?

“Di avvicinarsi sempre allo sport. Chi fa sport da giovane sarà certamente un’ uomo o una donna migliore nella vita. I dirigenti, devono anche capire, come ho cercato più volte di fare nel mio lavoro, che oggi devono essere loro ad avvicinarsi ai giovani e non viceversa, facendogli conoscere più attività possibili, per consentirgli in seguito, un ampio ventaglio di scelte. Quindi noi dirigenti dobbiamo alzarci dalle sedie, andare nelle scuole, nelle piazze, dove è possibile fare sport, per avvicinare ed entusiasmare i giovani”.

Sembra che di recenti vicende relative al CONI CALABRESE se ne stia interessando la magistratura. Cosa bolle in pentola?

“Non entro nel merito dell’argomento. Se ci sono errori è giusto che qualcuno paghi”.

All’atto di terminare, l’ amico ci fa omaggio di un gagliardetto del CONI. “Questo l’ho fatto io – afferma con orgoglio – ed è l’unico gagliardetto d’ Italia, dove ci sono rappresentate tutte le Province, il cui messaggio è: dobbiamo essere uniti. In questo momento anche la Reggina ha bisogno di unità per vincere forse la battaglia che le consentirà di sopravvivere e non sparire dal panorama calcistico nazionale”.

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