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Reggina Calcio, nuvoloni sulla concessione del centro sportivo Sant’Agata?

Inserito da on 2 settembre 2015 – 14:28No Comment |

Il Tribunale civile di Reggio Calabria, com’è noto, potrebbe concedere alla Reggina Calcio un’ulteriore “proroga” di 4 mesi per definire le pendenze arretrate con Unicredit ed alcuni ex calciatori amaranto, pena l’avvio delle procedure fallimentari previste ex lege.

La sopravvivenza del club di Via delle Industrie è strettamente legata, però, alla possibilità di continuare a gestire il centro sportivo Sant’Agata, che la società di Lillo Foti ha in concessione demaniale fluviale.

Pur avendo presentato, ieri, in conferenza stampa il nuovo progetto, che consisterà nella scuola calcio per giovanissimi, la Reggina Calcio si ritrova con la concessione demaniale fluviale scaduta a dicembre 2014 ed il titolo concessorio è presupposto imprescindibile affinché possa essere proseguita l’attività d’impresa.

In particolare, occorre precisare che la normativa statale (art. 1 comma 18 del d. l. 194/2009 conv. nella legge 25/2010 e s.m.i.) prevede anche per le concessioni demaniali fluviali con finalità sportive la proroga dei rapporti concessori in essere alla data del 30/12/2009 ed in scadenza entro il 31/12/2015 fino al 31/12/2020. La proroga delle concessioni demaniali in essere, pur operando di diritto in quanto prevista dalla legge e non necessitando di un’espressa domanda di rinnovo da parte del concessionario, è comunque subordinata ad una serie di condizioni e presupposti che l’amministrazione concedente (nella fattispecie la Provincia di Reggio Calabria) deve accertare, tra cui il regolare pagamento dei canoni ed il rispetto degli obblighi, dei limiti e delle condizioni dell’originaria concessione demaniale, il che significa che la proroga sarebbe preclusa nel caso di realizzazione di opere abusive non condonabili e/o sanabili qualora ve ne fossero presenti.

Inoltre, sulla “seconda” proroga fino al 31/12/2020 (la prima è fino al 31/12/2015) delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative e sportive pende la spada di Damocle dell’attesa decisione della Corte di Giustizia europea sulla questione di pregiudizialità sollevata, nel settembre 2014, dal Tar Lombardia, che chiede al giudice europeo se la medesima proroga delle concessioni sia compatibile con le norme ed i principi del Trattato, tra cui la libertà di concorrenza.

Inoltre, a non far dormire sonni tranquilli ai concessionari è il fatto che l’Italia non ha mai comunicato alla Commissione europea la proroga delle concessioni demaniali fino al 31/12/2020, non consentendo all’organo europeo di esprimersi sulla norma dello Stato italiano, avviando, eventualmente, una procedura d’infrazione per violazione del diritto europeo.

Ove si riuscisse a superare indenni l’ostacolo della decisione della Corte di Giustizia europea, che dovrebbe arrivare proprio nel mese di settembre, in ogni caso l’amministrazione concedente non potrebbe prorogare una concessione demaniale, nel caso in cui fosse accertata, non solo la morosità, che il Presidente Giuseppe Raffa ha già confermato, ma anche l’eventuale realizzazione di opere abusive, atteso che verrebbe meno l’elemento fiduciario su cui deve fondarsi un rapporto concessorio.

Nel caso in cui, invece, la Corte di Giustizia europea dovesse dichiarare l’incompatibilità con il Trattato della normativa statale che proroga le concessioni demaniali fino al 31/12/2020, in quanto si determinerebbe un’ingiustificata restrizione della libertà di concorrenza, le domande di rinnovo dei concessionari uscenti “in regola” dovrebbero essere messa a gara, non essendo possibile il rinnovo automatico in capo ai vecchi concessionari.

Nel caso della Reggina Calcio, però, potrebbe essere preclusa, perfino, la domanda di rinnovo, ove persistesse la morosità o fossero state realizzate opere abusive non sanabili, né condonabili, sicché nella fattispecie le opere illegittime andrebbero demolite e l’amministrazione concedente potrebbe mettere a bando l’area demaniale fluviale e le opere, ivi costruite, se regolari.

Queste considerazioni sono il frutto di alcune riflessioni, che prendono le mosse dall’analisi della normativa demaniale di carattere generale, in particolar modo il comma 18 dell’articolo 1 del D. Lgs 194 del 2009 che riportiamo di seguito.

18. Ferma restando la disciplina relativa all’attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge 5 maggio 2009, n. 42, nonché alle rispettive norme di attuazione, nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi, lacuali e fluviali con finalità turistico-ricreative ((, ad uso pesca, acquacoltura ed attività produttive ad essa connesse,)) e sportive, nonché quelli destinati a porti turistici, approdi e punti di ormeggio dedicati alla nautica da diporto, da realizzarsi, quanto ai criteri e alle modalità di affidamento di tali concessioni, sulla base di intesa in sede di Conferenza Stato-regioni ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, che è conclusa nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonché in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all’articolo 37, secondo comma, secondo periodo, del codice della navigazione, il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino al 31 dicembre 2020, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 03, comma 4-bis, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. All’articolo 37, secondo comma, del codice della navigazione, il secondo periodo è soppresso.

La concessione demaniale del Sant’Agata alla Reggina Calcio, quindi non è scontata come potrebbe sembrare, e dalle parole del Presidente Raffa, che confermano una morosità non indifferente, emerge una possibilità più che reale di interruzione della concessione stessa.

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