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Reggina: così non va, meno leziosismi e più concretezza.

Inserito da on 22 settembre 2015 – 20:38No Comment |

Di Franco Cleopadre – DOMENICA, AL RITORNO DAL GRANILLO, dopo  essermi ripreso dallo shock della sconfitta, ho rivisto la classifica alla quarta di campionato dell’anno scorso e di quest’anno.

4 punti  nel 2014/15 e 3 punti nel 2015/16. Ultimo posto in classifica, l’anno scorso, dopo aver scontato 4 punti di penalizzazione e terz’ultimo quest’anno. Anche l’anno scorso la squadra era stata affidata a una bandiera amaranto, quel Ciccio Cozza, cosentino di nascita ma reggino per carriera calcistica ed attaccamento alla maglia.

ALLORA IL PRECAMPIONATO ERA STATO MENO TRAUMATICO. Foti, stringendo i  denti e aprendo la borsa, aveva iscritto l’ultimo giorno utile la squadra al campionato di Lega Pro, disponendo già di una intelaiatura di base. Andando male le cose, Cozza si dimise alla tredicesima, dopo 2 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte e il penultimo posto in classifica, che senza la penalizzazione sarebbe stato il 17 su 20 squadre, ovvero, piena zona play out.

COSA LA SPINGE OGGI, MISTER, DOPO 3 SCONFITTE SU 4 PARTITE, A CONTINUARE AD AFFERMARE CHE L’OBIETTIVO FINALE È IL SALTO DI CATEGORIA? Non pensa che ciò potrebbe  gravare sulle energie mentali dei ragazzi, caricando  di responsabilità il loro stato d’animo e alimentare delusione  nella tifoseria?

A NOSTRO MODO DI VEDERE PER COME CI SIAMO ESPRESSI, SIA A ROCCELLA SIA CON LA LEONFORTESE, possiamo aspirare al massimo ad un posto in classifica dal 12 in giù, sperando di non venire  risucchiati nei play out. Non pensa Mister Cozza, che il giocatore deve sapere cosa succede in campo ed avere in testa le variabili, per adeguarsi alle mutevoli situazioni di gioco? Lei in un recente intervento radiofonico ha detto che non è importante il modulo, ma la motivazione e, quindi, per lei non è importante la dislocazione base dei singoli, con compiti ben definiti.

IL TERMINE MOTIVAZIONE È L’INSIEME DI DUE SOSTANTIVI:  MOTIVO + AZIONE. Ci siamo sul motivo, la molla che scatta all’interno del singolo calciatore, ma ci sembra che manchi l’azione. Domenica la squadra  in campo, sembrava un insieme di mucche al pascolo, mancava solo che brucassero l’erba e il tintinnio echeggiante dei campanacci che si diffondeva per tutto lo stadio. Ognuno per conto suo, senza profondità, imprevedibilità, azione ritardatrice, dai e vai, resistenza aerobica, tiri in porta, pur  non ignorando che il sistema di gioco 4-3-3 si presta a più variabili offensive.

TRA GLI AMARANTO, ABBIAMO VISTO QUALCHE CONTROFIGURA DI MESSI, sentendosi già sul  podio, per far parte della prima squadra. No ragazzi, risparmiatevi le finezze per quando avrete conseguito posizioni  di maggior prestigio in classifica. Oggi servono corsa, visione di gioco, bravura nel disimpegno e nella finalizzazione,  rapidità e velocità. Probabilmente ancora non avete assimilato gli schemi del mister, che vogliamo sperare crescano nel tempo. Un proverbio reggino, però recita: “A cira squagghia e u Santu non camina” (La cera si scioglie il Santo non cammina).

NON V’ILLUDETE DI PORTARE A CASA I TRE PUNTI, SOLO PERCHÉ SIETE LA REGGINA, ovvero  per il  blasone che rappresentate. Umiltà e semplicità devono essere le vostre armi principali, dovete avere fame, essere aggressivi, utilizzare prima la testa e poi i piedi, anche per andare incontro al tifoso che crede in voi, come vi ha dimostrato a Roccella. Non entrate in confusione. Domenica ci sembra che il centrocampo abbia costruito poco o nulla. Qualche triangolazione, nessuna azione pericolosa per la difesa Leonfortese, scoramento completo, nessuna  emozione o trepidazione, zero speranze o illusioni nell’arco dei 90 minuti.

ABBIAMO VISTO DAL VIVO TRE SQUADRE, SARNESE, ROCCELLA E LEONFORTESE. In tutte abbiamo notato come costanti, velocità, intesa tra i reparti, mentalità dilettantistica. E pensare che Leonforte conta 13500 abitanti, ovvero meno del nostro quartiere di Sbarre Superiori, come ci ricorda l’amico LEO PANGALLO. Speriamo che, come detto dal Mister dopo aver visto all’opera i singoli, si riesca a consolidare una formazione base, dove a nostro modo di vedere, far giocare solo un tempo Zampaglione, potrebbe equivalere a quanto accaduto l’anno scorso con Alessio Viola, che sottovalutato nella prima fase del torneo, con  i suoi goal, permise con Insigne, sotto la  brillante guida di Giacomo Tedesco, l’accesso ai playout.

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