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Sequestro centro sportivo S. Agata: le norme violate e la difesa della Reggina Calcio

Inserito da on 24 febbraio 2016 – 19:13No Comment |

Guardia di Finanza e Polizia Provinciale hanno eseguito un provvedimento di sequestro, a firma del Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho e del sostituto procuratore Matteo Centini, che riguarda le strutture presenti al centro sportivo Sant’Agata di proprietà della Reggina Calcio e ricadenti sull’area che la stessa ha in concessione dall’amministrazione provinciale.

Secondo quanto si apprende sarebbe in atto il sequestro di alcune parti della struttura della Reggina Calcio SPA, interessate da un rischio idrogeologico di categoria R4.

La struttura su cui insiste il centro sportivo è classificata a rischio molto elevato per via del torrente Sant’Agata che vi scorre accanto. La concessione del 1989, infatti, prevedeva la sola realizzazione dei campi da gioco e di qualche struttura amovibile in prefabbricato. Le strutture realizzate dalla Reggina Calcio invece sono state ben altre, sede societaria, foresteria, uffici, spogliatoi e bagni in cemento armato e sette campi da gioco, per le quali va detto che è stata presentata una domanda di condono. La normativa regionale, inoltre, prevede che, qualora vengano realizzate le opere necessarie a mitigare il rischio, il condono degli abusi sia sempre possibile.

La difesa della Reggina Calcio insiste sul fatto che dette opere sono state realizzate, ma che gli enti preposti, in particolare il comune e l’Autorità di Bacino Regionale, non avrebbero provveduto alla declassificazione del livello di rischio, da R4 ad R2, atto fondamentale per il condono edilizio. Ad oggi, però, il rischio è ancora R4. Sarebbe interessante capire su quale input si siano mossi solo oggi gli organi competenti che hanno sequestrato le strutture del Centro Sportivo.

Di seguito, la normativa regionale PAI del 2001, negli articoli e commi che interessano la vicenda odierna:

Art. 2 (Aggiornamenti e pubblicità del PAI)
comma 2bis: Per le aree a rischio elevato e molto elevato e per le aree di attenzione, vincolate dal PAI, per le quali gli strumenti urbanistici vigenti prevedono un utilizzo ai fini edificatori, i soggetti interessati possono redigere progetti di messa in sicurezza, corredati di indagini e studi di dettaglio redatti in conformità alle Linee Guida emanale dall’ABR, per eliminare il rischio o ridurlo ad un livello compatibile con l’utilizzo previsto dai suddetti strumenti urbanistici.

Art. 5 (effetti giuridici)
comma 2: Sono fatti salvi gli interventi già autorizzati rispetto ai quali i relativi lavori siano iniziati alla data di adozione del Piano e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio. In ogni caso al titolare della concessione o dell’atto amministrativo dovrà essere tempestivamente notificata da parte dell’Amministrazione comunale la condizione di pericolo rilevata, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 6, della L 365/2000.
comma 9: Le misure di salvaguardia introdotte dal PAI non si applicano ai procedimenti di condono edilizio di cui agli artt. 11 e seguenti della legge 28 febbraio 1985, n .47 e all’art. 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.

Art. 8 (Rischio idrogeologico e di erosione costiera)
comma 5: Per ciascuna categoria di rischio. in conformità al DPCM 29 settembre 1998, sono definiti quattro livelli:

R4 – rischio molto elevato: quando esistono condizioni che determinano la possibilità di perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone; danni gravi agli edifici e alle infrastrutture; danni gravi alle attività socio-economiche;
R3 – rischio elevato: quando esiste la possibilità di danni a persone o beni; danni funzionali ad edifici e infrastrutture che ne comportino l’inagibilità; interruzione di attività socio-economiche;
R2 – rischio medio: quando esistono condizioni che determinano la possibilità di danni minori agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale senza pregiudizio diretto per l’incolumità delle persone e senza comprometterne l’agibilità e la funzionalità delle attività economiche;
R1 – rischio basso: per il quale i danni sociali, economici e al patrimonio ambientale sono limitati.

Sant'Agata

Sant’Agata

 

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