Reggina, il progetto è in crisi ma non siamo ancora ai titoli di coda

Di Alessandro Crupi – Gallo, Taibi, Toscano. Le sorti della Reggina ce le hanno in mano loro, adesso più che mai. Adesso che la Reggina sta affrontando il momento più difficile da quando è subentrata la nuova proprietà. Adesso che non bisogna perdere la bussola, stringere i denti, restare uniti e riprendersi al più presto dopo un bagno d’umiltà.

Gallo fa mea culpa dopo Reggina-Pisa

Quello che già ieri sera nel post Reggina-Pisa ha apertamente fatto il presidente Luca Gallo assumendosi tutta la responsabilità per i deludenti risultati finora ottenuti in questa stagione in base ai proclami estivi. Ci sta e gli fa onore e forse queste ultime tre stangate belle grosse sono una lezione di cui far tesoro per una persona, come lui, a digiuno di esperienza calcistica sul campo e soprattutto di campionati diversi tra loro. Sono un invito a non esaltarsi troppo e a non essere troppo sicuri di poter sempre fare un sol boccone degli avversari in ogni situazione. Perché è proprio a questo punto che il calcio non perdona e ti bastona. Se ne sarà reso conto il massimo rappresentante della società, fermo restando la qualità del suo gran lavoro per la causa amaranto che, condito di entusiasmo, mentalità vincente e generosità, ha riportato la Reggina a respirare l’aria che gli compete.

Un’altra sconfitta dalla lettura poco chiara

Ma, eccessi di sicurezza a parte, c’è poi il dato tecnico che fotografa la realtà e che distribuisce le carenze in maniera equilibrata tra Gallo, Taibi e Toscano. La pausa non ha spostato di una virgola il quadro sportivo paradossale in cui si sta muovendo la squadra. Anche ieri una sconfitta troppo simile a quella contro la Spal e che continua a maturare in circostanze strane, contraddittorie: un’altra espulsione piuttosto eccessiva, gli undici in campo che comunque non soccombono e anzi si rendono minacciosi in area avversaria ma poi in tutto questo arrivano le sberle punitive. Due turni fa sempre al “Granillo” il secondo tempo degli amaranto è stato più che dignitoso, nonostante l’inferiorità numerica. Non dimentichiamo il palo clamoroso di Denis oltre che l’azione causa del rigore poi sbagliato, i pericoli creati da Crisetig e Rivas ma alla fine è sempre sconfitta. Ieri più o meno stessa musica. La Reggina sfiora il 2-0 in 10 contro 11 con Di Chiara e poi soccombe nel finale con un 1-2 micidiale.

La Reggina di oggi non è tutta da buttare

Ci sono stati onestamente troppi elementi contrastanti che, a nostro avviso, non consentono di emettere un giudizio assoluto e drastico su questo organico e quindi appare necessaria una riflessione. Premettiamo, a scanso di equivoci, che sicuramente la rosa allestita non è il top assoluto. Ha delle lacune, identificate soprattutto nei due portieri, Guarna e Plizzari finora tutt’altro che brillanti, nella mancanza di una vera e propria diga davanti alla difesa ed è deficitaria in fase di finalizzazione dell’azione offensiva. In sostanza si crea tanto e si concretizza poco. Inoltre, tatticamente, rischiamo di essere troppo prevedibili sia al calcio d’inizio che in corso di match, come rilevato già nel recente passato. Ma, obiettivamente, la seconda squadra del Campionato di Serie B che crea occasioni da rete dopo il Chievo non può essere tutta da buttare in blocco. Partiamo, quindi, da ciò che è buono per correggere errori e mancanze: trame di gioco interessanti, buona qualità tecnica, possesso palla, capacità di arrivare con una certa facilità in zona goal, calciatori dalla classe assoluta come Ménez. Ancora è presto per emettere il classico e sbrigativo “de profundis”.

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