Reggina, tutti i perché irrisolti di una crisi nera

Di Alessandro Crupi – Quattro sconfitte consecutive tutte molto sovrapponibili quelle della Reggina contro Spal, Empoli, Pisa e Monza che hanno confezionato una crisi divenuta preoccupante e temibile per società, calciatori e tifosi. Ciascuna ha una storia da raccontare ma diversi punti di contatto con quelle che la seguono e la precedono portando a pensare ad un film già visto, una sorta di déjà-vu in senso negativo. La prima costante è l’espulsione: arriva con precisione chirurgica da tre turni escludendo il match del “Castellani” con l’Empoli. Cartellini rossi caratterizzati da un mix di eccessiva severità degli arbitri e ingenuità mescolata a nervosismo dei calciatori.

Sul primo punto, tuttavia, osservando anche le altre partite emerge lo stesso metro di giudizio di una classe arbitrale che non interpreta molto le situazioni di gioco con equilibrio di giudizio bensì usa spesso la clava applicando la regola nella maniera più punitiva possibile, a volte inspiegabilmente, facendo incetta di cartellini. Eccessivo protagonismo dettato dalla mancanza di pubblico che rende i direttori di gara più spavaldi o linea dura dettata dall’alto? Qualunque cosa sia vale per tutte le squadre e sta ai giocatori amaranto contenersi visto il trend. Seconda costante gli infortuni, che sono in crescente aumento gara dopo gara, da Charpentier a Ménez passando per Vasic e Rossi.

Perché? È solo una fase sfortunata o c’è dell’altro? Contrattempi molto comuni, inoltre, tra gli attaccanti della Reggina e in gente di fantasia e dinamismo come Ménez e Charpentier, che penalizzano le scelte di Toscano, il quale è costretto così ad utilizzare costantemente prime punte adattando magari Bellomo più in avanti per tamponare il problema. Terza costante l’involuzione di gioco. Da seconda squadra del Campionato di Serie B per occasioni da rete create a partita si è passati ad essere tra le ultime in questa speciale classifica, dalla Spal in poi.

Pochissimi tiri in porta e le ficcanti azioni che portavano la Reggina davanti alla porta avversaria diventano via via solo un ricordo sempre più sbiadito. Non a caso da quando, anche, si oscura la lampadina geniale di Ménez fino all’infortunio. E pure qui la domanda sorge spontanea, come diceva Lubrano: “Perchè?”. Difficile pensare ad una semplice casualità di fronte a quattro sconfitte di fila quanto piuttosto a qualcosa che non funziona o che manca nella filiera società-dirigenza-figure tecniche-allenatore-giocatore che identifica oggi la Reggina. Una sorta di male oscuro che affligge il giocattolo. Tre “perché” a cui dare risposta al termine di questo ritiro per superare la crisi.

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