Reggina, non ragioniam di loro

Di Ruggero Rizzi – La gioia dei tifosi amaranto va di pari passo con la rabbia degli avversari che, Impotenti di fronte alla forza straripante della Reggina, accusano quest’ultima di ricevere favori di ogni tipo dalla classe arbitrale.

Prima Auteri, poi Capuano ed adesso Caiata, presidente del Potenza: tre personaggi in cerca di autore di pirandelliana memoria che per giustificare la debolezza delle proprie squadre tirano in ballo pseudo aiuti da parte dell’arbitro di turno.

Tre personaggi che – ciascuno a modo suo – non hanno perso occasione per puntare il dito contro il team di Gallo (ma anche contro lo stesso presidente, come fatto inopportunamente da Caiata cinque minuti dopo la vittoria della sua squadra in quel di Catanzaro), tirando in ballo episodi, fatti e… fanfaluche.

La levatura delle loro argomentazioni è pari allo zero, senza fondamento alcuno, non riuscendo a discernere quale e quanta tecnica ci sia dietro le prestazioni della squadra di Toscano, dimostrando poca saggezza e nessuna capacità di valutare e distinguere la bravura dell’avversario dai fantomatici torti subiti.
Ora, possiamo anche capire (ma non giustificare) la reazione all’esultanza di Bellomo, – inopportuna quanto stupida – ma da qui a sostenere di essere rimasti vittima di torti arbitrali ce ne corre.

Dimostrano (come si dice da queste parti) “di non tenerla”, di non sapere accettare sconfitte sancite da superiorità tecnico-tattica da parte di una formazione – quella amaranto – che ha macinato gioco, realizzato reti di ottima fattura e controllato gli avversari consci della propria forza.
I fatti dicono il contrario, lo testimoniano i colleghi giornalisti di Potenza che hanno, nella circostanza, avversato le dichiarazioni del presidente della squadra di casa. Una squadra troppo forte – hanno sostenuto – come da anni non si vedeva a Potenza.

Verità inconfutabile, riconosciuta con onestà intellettuale e spiattellata in faccia al massimo dirigente, personaggio stravagante ma pur sempre responsabile di quella società, il quale ha trovato il modo di litigare con i cronisti di casa.
Prendiamo in prestito dal Sommo Poeta e facciamo nostro il verso in cui Virgilio descrive gli ignavi: «Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa.».

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